venerdì 15 settembre 2017

Primo giorno di scuola

Primo giorno di scuola, non solo per te ma anche per noi:
quell'emozione che era disegnata nei tuoi occhi
l'abbiamo sentita forte anche nel nostro cuore.

Ti hanno accompagnato le tue maestre d'asilo,
con parole e canti, oltre la soglia del diventare grandi,
noi ti aspettavamo curiosi e inteneriti
alla scoperta della tua nuova classe e strada.

Hai detto che ti sei annoiato
ma non finivi più di raccontare
e i colori dello zaino si riflettevano
nei tuoi pensieri e nel nostro amore.

Fai un buon viaggio,
piccolo grande bambino,
e ricorda sempre che è prezioso imparare
perché a ben pensarci fa rima con amare.

giovedì 29 giugno 2017

Già mi manca, la scuola d'infanzia...

Caro Giorgio, oggi è stato il tuo ultimo giorno di scuola d'infanzia.

Stamattina a colazione perdevi lo sguardo lontano e io già pensavo che fossi in preda alla malinconia almeno quanto me. Mi hai chiesto se 4+4 faceva 8 e io ti ho sorriso annuendo: pensavi alla matematica, non alla fine dell'asilo, e mi sono detta che forse un po' sei pronto, a varcare la soglia della scuola primaria, quelle che noi chiamavamo "elementari".

Spero che resti anche nei prossimi anni il tuo gusto della scoperta, dell'esplorazione, dell'apprendimento anche attraverso i sensi e le esperienze. La passione per la terra e per la natura, che le maestre hanno trasmesso a te e tu hai provato a trasmettere a me, nonostante le mie arcaiche resistenze. Hai avuto la fortuna di incontrare maestre competenti ed appassionate, attente senza essere invasive. L'ho avuta anch'io, questa fortuna: le tue maestre mi hanno aiutato a leggerti con quella leggerezza di calviniana memoria, leggerezza che è profondità amorevole.

E' stata dura, venirti a prendere per l'ultima volta dall'"asilo", oggi pomeriggio. Avevi le mani colme, degli ultimi disegni, della tua sacca, di un librino e di un mazzolino di lavanda con un biglietto che le maestre hanno scritto per voi bimbi e che ancora non hai voluto svelarmi. Ho trattenuto le lacrime e poco dopo tu mi hai detto: "Uffa, è finito l'asilo" e in auto poi: "Un po' sono triste" ma hai reagito in fretta e mi hai raccontato come sempre gli aneddoti e le birichinate dei tuoi compagni e il gelato di fine anno e i tiri e le parate a calcio nel giardino, e già ti era tornato il sorriso perché raccontare e ricordare distende la mente e il cuore.

Ti auguro di proseguire il tuo cammino serenamente, con curiosità e dedizione.
E a noi genitori auguro di saperti accompagnare un po' da vicino e un po' da lontano, senza pregiudizi, e con la capacità di accogliere le novità con quell'apertura che ci rende liberi e maturi.

Ti voglio bene, mio piccolo Giorgio.
Sì perché sei piccolo, anche se a volte ti dico che sei grande.

E lo zaino che compreremo per la scuola
sembrerà enorme quasi come i tuoi occhioni sgranati,
dolci e vivaci insieme.
 

venerdì 12 maggio 2017

3.000,00 € netti al mese per il mestiere di mamma??!!

Questo articolo ha ricevuto parecchi "Like" e suscitato numerose riflessioni...
http://www.repubblica.it/economia/miojob/2017/05/11/news/mamma_lavoro-165156145/

Trovo che sia un po' troppo arido e matematico andare a calcolare quanto costano le mansioni
che da mattina a sera caratterizzano la giornata di una mamma.
Però il meccanismo ha di buono che crea un titolo sensazionalistico e accende i riflettori
su un messaggio di fondo che spesso viene dimenticato: anche quello di mamma è un mestiere, 
a tutti gli effetti. E l'indagine svuota di valore, ammesso che ne abbiano mai avuto,
le frasi come "Ma tu non lavori più?" degli amici, oppure
"Io che lavoro arrivo a casa stanco!" dei mariti...

Perché tutte le mamme sanno che quando "lavorano" fuori di casa
si stancano molto meno di quando "lavorano" a casa!

Io dico sempre che i bimbi tirano fuori il meglio e il peggio di noi mamme, 
la nostra parte più viscerale, e quando si sta a contatto con loro 24h su 24
si rischia di dedicare loro un tempo qualitativamente non sempre prezioso.

Il fulcro del mestiere di mamma è l'amore, il condurre pedagogicamente alla vita...
Nella tabella del fascinoso articolo questa voce manca perché è l'unica
che non può essere quantificata. E allora per la "festa della mamma"
propongo di regalarci una "busta paga" di baci, a voi bimbi, mariti e parenti tutti:
forse valgono più di tanti zeri e contratti, e restano più impressi nella pelle e nella memoria.

lunedì 20 marzo 2017

Un papà diventato famoso...per la vivacità dei suoi bimbi!

Nei giorni scorsi è diventato "virale" un papà, e tutta la sua famiglia, protagonisti di un collegamento TV in principio serioso e poi...Comico!

Il protagonista principale è Robert E. Kelly, professore di Scienze Politiche alla Pusan National University in Sud Corea, chiamato dalla BBC per commentare, in qualità di esperto, la deposizione della presidente Park.

Il collegamento video viene interrotto dai due figli piccoli: prima la bimba in giallo sgargiante e poi il fratellino con rapido girello. Il Professore ha una reazione non ben definita, un mix di panico e stupore, anche se la spinta al bimbo pare evidentemente mossa dal terrore che la BBC non lo contatti mai più come esperto...Finché la moglie Jung-a-Kim li porta fuori dalla stanza e l'intervista prosegue con le urla dei bambini in sottofondo!

Un po' di vita entra sul lavoro e media, social, critiche e chiacchiere si scatenano. 
Addirittura c'è chi polemizza sulla tendenza dei più a considerare la moglie la baby-sitter, per le evidenti origini asiatiche. Insomma si sfocia nelle riflessioni anti-razziali, partendo da una 'gag' surreale e buffa. E c'è chi ne fa la parodia "al femminile", ironizzando sul talento "multi-tasking" delle mamme...E giù polemiche ancora perché non è vero che solo le donne sanno gestire questo genere di imprevisti.

Intanto l'esperto, Prof. Kelly, diventa virale non per ciò che sa né tantomeno per ciò che dice ma per il quadro familiare che lo circonda e prende il sopravvento. La gente ha fame di normalità, di pratica anziché teoria, di storie vere senza ingessatura. 
E allora ben venga uno spiraglio di quotidianità sul lavoro, a sbottonare chi è troppo abbottonato e avvicinare i piccoli ai grandi.
E la famiglia virale è tornata in diretta,  per un'intervista: i bimbi non si sono calmati affatto ma i genitori hanno imparato a sorridere di più!

lunedì 20 febbraio 2017

Lo sconto per "bambini educati" al ristorante? Mi lascia perplessa...

E' notizia di ormai sei giorni fa, mi decido anch'io a commentarla dopo che sui media le reazioni sono stati numerosissime.

Un gestore di un'enoteca di Padova ha applicato lo sconto del 5% per "bambini educati", sorpreso da una tavolata domenicale dove i bambini se ne stavano tranquilli a mangiare senza disturbare gli altri clienti. Scontrino postato su Facebook e il ritorno di pubblicità è garantito, così come le ondate di pareri...Ai quali si aggiunge il mio (modesto)!

La prima domanda che mi è venuta in mente nel leggere la notizia è stata questa:
"I bambini erano per caso in balìa di qualche magia tecnologica, tablet-ipad-ipod e compagnia?" 
Non che io abbia nulla contro a questi devices, anzi...Ne faccio forse io stessa un buon (ab)uso.
E' che lo sconto lo troverei più indicato per quei genitori che decidono di portare con sé
i bimbi al ristorante (o enoteca che sia)  senza affidarli alle baby-sitter virtuali bensì prendendosene cura nel rispetto degli altri presenti.

La seconda domanda che mi è venuta in mente è questa:
"Quanti anni avevano i bimbi in questione?" 
Perché un conto è portare al ristorante bimbi di 2 anni, nel pieno dell'esplorazione motoria, un altro conto è portarci i bimbi di 5-6 anni, che un po' di più quell'esplosione motoria l'hanno già sperimentata.
Allora io lo sconto lo darei (anzi il dessert offrirei) a quei genitori che decidessero di allontanarsi prima del finale, non tanto e non solo per non disturbare gli altri e fuggire le altrui occhiatacce (magari di "innamorati senza bimbi per scelta" o "celibi e nubili inaciditi dalle vicende della vita") quanto per rispettare i propri figli che non possono adeguarsi al galateo e alle regole dello stare a tavola tipiche degli adulti, specie quando a tavola si deve stare per più di mezz'ora e in un luogo non familiare.

La terza domanda, forse la più importante, è questa:
"Abbiamo bisogno di etichettarli sempre, nel bene e nel male, questi nostri bambini?" 
Di buono c'è che questa notizia ha scomodato più o meno esperti di pedagogia e ha fatto parlare delle condotte familiari (apparentemente) buone che fanno sempre meno rumore degli scandali bulli e drammatici. Di cattivo, e molto, c'è che aggettiviamo quasi sempre i bambini anziché i loro comportamenti, creando un'etichetta che - per effetto Pigmalione - i nostri bambini tenderanno ad assimilare e imitare.

Allora forse occorre una cultura dei bambini e delle famiglie che parte da più lontano. E i ristoratori, nel loro piccolo, potrebbero facilitare la convivenza di piccoli e meno piccoli con tante piccole, grandi idee. Non che tutti debbano avere lo spazio bimbi (spesso foriero di maggior confusione) ma anche solo, magari, una tovaglietta da colorare con qualche gioco enigmistico da risolvere potrebbe rappresentare un supporto non vorrei dire educativo ma quasi, perché non è nel portafoglio che si gioca il dialogo tra le generazioni: è nel tendere una mano...o una tovaglietta colorata. 


domenica 25 settembre 2016

Inserimento all'asilo: se il bimbo piange... si può provare con la musica!

L'inserimento all'asilo (che sia nido o scuola dell'infanzia) rappresenta un momento delicato per il bimbo e per i suoi genitori. Spesso il bimbo piange, soprattutto al momento del distacco.
Dipende da tanti fattori, in ogni caso il pianto è segno di un disagio per così dire "fisiologico".

Il bimbo vede messo alla prova il suo "attaccamento", più o meno sicuro.
Deve acquisire fiducia nell'ambiente esterno e nella propria capacità di farcela senza l'adulto di riferimento, di solito la mamma.

La musica può aiutare, nel rinforzare questa capacità.

Ecco alcuni consigli:

- individuare una "musica dell'arrivederci" da utilizzare sempre quando l'adulto si allontana dal bimbo per un po' di tempo (anche solo per andare a fare la spesa, ad esempio) e quando lo ritrova. Ideale che si tratti di una musica allegra, che aiuti a gestire il momento con il sorriso;

- utilizzare un campanellino da lasciare al bimbo quando la mamma se ne va, perché lo suoni per ricordarsi che la mamma pensa a lui. Lo stesso campanellino può tenerlo anche la mamma, dicendo al bimbo che spesso lo suonerà pensando a lui;  

- creare insieme al bimbo una filastrocca musicale o una canzoncina che abbia per tema l'andare all'asilo, salutare la mamma, divertirsi con maestre e bimbi e ritrovare la mamma.

Sono solo alcune idee musicali per incorniciare con un po' di serenità un momento cruciale per la famiglia, da ricordare insieme in futuro, guardando le foto di un album o riascoltando la propria canzone.

lunedì 11 gennaio 2016

I bambini e la tecnologia

Si dice che oggi i bimbi nascano "digitali": lo si vede da come riescono a maneggiare con padronanza un iPhone, un iPad, un cellulare di ultima generazione, quasi meglio del loro cucchiaino preferito.

Il punto è capire quanto sia fruttuoso lasciarli liberi, fin dalla più tenera età, di esplorare le nuove tecnologie?
No, il punto è a mio parere interrogarsi per capire se siamo in grado - come genitori, nonni, persone che si prendono cura dei bimbi - di garantire ai bimbi la ricchezza di stimoli, più o meno tradizionali essi siano.

Lasciare ai bimbi il gusto delle pagine da sfogliare e la passione per lo schermo da scrollare, insegnare ai bimbi coi gessetti e con la LIM, far loro tenere in mano la penna e il pc.

E magari si scoprirà la geografia divertendosi, con una APP per iPad, come abbiamo provato a fare qualche anno fa con alcuni colleghi del Gruppo Maggioli e la fiaba "Agapao in viaggio con la conchiglia".