giovedì 8 febbraio 2018

Sogno un Carnevale



Sogno un Carnevale
dove uno scherzo, se è bullo, non vale.



Dove dietro alle maschere si nascondono sorrisi
e sono puliti i visi.

Dove volano i coriandoli e le stelle
e a colori non fa paura la pelle.

Sogno un Carnevale
un Carnevale da sogno.

giovedì 25 gennaio 2018

La prima pagella...non si scorda mai!


Per il mio Giorgio di 6 anni, a metà febbraio arriverà il momento della prima pagella
Questo momento arriverà anche per noi genitori, che un pizzico di emozione non possiamo negarla. 



Parto dalla convinzione che la pagella serve: segna un punto fermo e dà l’occasione per parlare in famiglia della scuola, non solo in termini di rendimento ma anche e soprattutto in termini di impegno.
Sono però anche preoccupata rispetto al rischio che sta dietro ai voti numerici, perché dietro ai voti si cela un mondo, che purtroppo però i voti riescono solo parzialmente a raccontare: qual è il metodo di studio e apprendimento del proprio figlio? Qual è l’impegno messo in campo? Quale modalità di socializzazione la fa da padrona? Quale maturità è stata raggiunta?


Il voto non proprio brillante delude a volte le aspettative degli adulti e, anche quando non lo dà a vedere, è motivo di frustrazione per il bambino. Può essere la spia di un qualche disagio che quindi va interpretato a fondo, al di là dei numeri. Un calo può essere anche fisiologico: per i bambini la scuola è un lavoro faticoso da un punto di vista fisico-mentale, specie considerando il “grande salto” tra la scuola dell’infanzia (più giocosa e motoria) e la scuola primaria (più seriosa e sedentaria). A volte si riesce a migliorare intervenendo sul metodo di studio oppure sulle modalità di relazione intrecciate a scuola e in famiglia, con i propri pari (compagni, fratelli) o con gli adulti (insegnanti, genitori e parenti). Fondamentale è mantenere sempre una buona alleanza tra scuola e famiglia e non screditare mai agli occhi dei figli gli insegnanti: questo va a distruggere quell’“alleanza educativa” che è alla base di ogni buon processo di crescita ed istruzione.


Anche il voto molto brillante va gestito nel migliore dei modi: merita gratificazione l’impegno ma può essere controproducente ripetere al figlio che è stato “bravissimo” o ricoprirlo di premi o regali. Un bel voto rappresenta un passo, non l’intero viaggio.


La differenza fondamentale tra il voto e il giudizio è che mentre il primo è facilmente oggetto di confronti il secondo, essendo più descrittivo, sfugge ai paragoni. Sta allora agli adulti di riferimento, insegnanti e famiglie insieme, supportare i bambini perché si evitino il più possibile – in classe e a casa - l’individuazione del “più bravo”, del “più scarso”, o comunque la pressione data da una competizione malata. Perché c’è anche un senso di competizione più sano al quale però ci si allena crescendo, affacciandosi alle scuole superiori e/o universitarie prima, e al mondo del lavoro poi.


Un poco di spazio per il giudizio a dire il vero c’è, nella scuola primaria: è lasciato soprattutto alla valutazione sul comportamento e, per chi lo segue, sull’insegnamento di religione, o a integrazioni del voto con lettere e descrittori. E, ancora di più, a tutto quello che gli insegnanti potranno aggiungere durante il momento della consegna della pagella, che è bene mantenere sempre, al di là della comoda possibilità di consultare la pagella tramite il registro elettronico.



Che il voto sia brillante o meno, va dimostrato ai figli quotidianamente che il nostro amore è “a prescindere” dai numeri e dai risultati, che quello che ci interessa è “il massimo impegno possibile” e la possibilità di confidare in famiglia le eventuali difficoltà.

domenica 24 dicembre 2017

Auguri alle mamme e a chi mamma non è

Auguri alle mamme che sono sveglie di notte e di giorno, 
a quelle che cercano pace intorno, 
alle mamme che non si sentono capaci 
e a quelle troppo veraci, 
alle mamme che aiuto chiederanno 
e a quelle che per orgoglio non lo faranno, 
auguri anche a chi mamma non è: 
si è mamme nel cuore, ecco perché.  


venerdì 15 settembre 2017

Primo giorno di scuola

Primo giorno di scuola, non solo per te ma anche per noi:
quell'emozione che era disegnata nei tuoi occhi
l'abbiamo sentita forte anche nel nostro cuore.

Ti hanno accompagnato le tue maestre d'asilo,
con parole e canti, oltre la soglia del diventare grandi,
noi ti aspettavamo curiosi e inteneriti
alla scoperta della tua nuova classe e strada.

Hai detto che ti sei annoiato
ma non finivi più di raccontare
e i colori dello zaino si riflettevano
nei tuoi pensieri e nel nostro amore.

Fai un buon viaggio,
piccolo grande bambino,
e ricorda sempre che è prezioso imparare
perché a ben pensarci fa rima con amare.

giovedì 29 giugno 2017

Già mi manca, la scuola d'infanzia...

Caro Giorgio, oggi è stato il tuo ultimo giorno di scuola d'infanzia.

Stamattina a colazione perdevi lo sguardo lontano e io già pensavo che fossi in preda alla malinconia almeno quanto me. Mi hai chiesto se 4+4 faceva 8 e io ti ho sorriso annuendo: pensavi alla matematica, non alla fine dell'asilo, e mi sono detta che forse un po' sei pronto, a varcare la soglia della scuola primaria, quelle che noi chiamavamo "elementari".

Spero che resti anche nei prossimi anni il tuo gusto della scoperta, dell'esplorazione, dell'apprendimento anche attraverso i sensi e le esperienze. La passione per la terra e per la natura, che le maestre hanno trasmesso a te e tu hai provato a trasmettere a me, nonostante le mie arcaiche resistenze. Hai avuto la fortuna di incontrare maestre competenti ed appassionate, attente senza essere invasive. L'ho avuta anch'io, questa fortuna: le tue maestre mi hanno aiutato a leggerti con quella leggerezza di calviniana memoria, leggerezza che è profondità amorevole.

E' stata dura, venirti a prendere per l'ultima volta dall'"asilo", oggi pomeriggio. Avevi le mani colme, degli ultimi disegni, della tua sacca, di un librino e di un mazzolino di lavanda con un biglietto che le maestre hanno scritto per voi bimbi e che ancora non hai voluto svelarmi. Ho trattenuto le lacrime e poco dopo tu mi hai detto: "Uffa, è finito l'asilo" e in auto poi: "Un po' sono triste" ma hai reagito in fretta e mi hai raccontato come sempre gli aneddoti e le birichinate dei tuoi compagni e il gelato di fine anno e i tiri e le parate a calcio nel giardino, e già ti era tornato il sorriso perché raccontare e ricordare distende la mente e il cuore.

Ti auguro di proseguire il tuo cammino serenamente, con curiosità e dedizione.
E a noi genitori auguro di saperti accompagnare un po' da vicino e un po' da lontano, senza pregiudizi, e con la capacità di accogliere le novità con quell'apertura che ci rende liberi e maturi.

Ti voglio bene, mio piccolo Giorgio.
Sì perché sei piccolo, anche se a volte ti dico che sei grande.

E lo zaino che compreremo per la scuola
sembrerà enorme quasi come i tuoi occhioni sgranati,
dolci e vivaci insieme.
 

venerdì 12 maggio 2017

3.000,00 € netti al mese per il mestiere di mamma??!!

Questo articolo ha ricevuto parecchi "Like" e suscitato numerose riflessioni...
http://www.repubblica.it/economia/miojob/2017/05/11/news/mamma_lavoro-165156145/

Trovo che sia un po' troppo arido e matematico andare a calcolare quanto costano le mansioni
che da mattina a sera caratterizzano la giornata di una mamma.
Però il meccanismo ha di buono che crea un titolo sensazionalistico e accende i riflettori
su un messaggio di fondo che spesso viene dimenticato: anche quello di mamma è un mestiere, 
a tutti gli effetti. E l'indagine svuota di valore, ammesso che ne abbiano mai avuto,
le frasi come "Ma tu non lavori più?" degli amici, oppure
"Io che lavoro arrivo a casa stanco!" dei mariti...

Perché tutte le mamme sanno che quando "lavorano" fuori di casa
si stancano molto meno di quando "lavorano" a casa!

Io dico sempre che i bimbi tirano fuori il meglio e il peggio di noi mamme, 
la nostra parte più viscerale, e quando si sta a contatto con loro 24h su 24
si rischia di dedicare loro un tempo qualitativamente non sempre prezioso.

Il fulcro del mestiere di mamma è l'amore, il condurre pedagogicamente alla vita...
Nella tabella del fascinoso articolo questa voce manca perché è l'unica
che non può essere quantificata. E allora per la "festa della mamma"
propongo di regalarci una "busta paga" di baci, a voi bimbi, mariti e parenti tutti:
forse valgono più di tanti zeri e contratti, e restano più impressi nella pelle e nella memoria.

lunedì 20 marzo 2017

Un papà diventato famoso...per la vivacità dei suoi bimbi!

Nei giorni scorsi è diventato "virale" un papà, e tutta la sua famiglia, protagonisti di un collegamento TV in principio serioso e poi...Comico!

Il protagonista principale è Robert E. Kelly, professore di Scienze Politiche alla Pusan National University in Sud Corea, chiamato dalla BBC per commentare, in qualità di esperto, la deposizione della presidente Park.

Il collegamento video viene interrotto dai due figli piccoli: prima la bimba in giallo sgargiante e poi il fratellino con rapido girello. Il Professore ha una reazione non ben definita, un mix di panico e stupore, anche se la spinta al bimbo pare evidentemente mossa dal terrore che la BBC non lo contatti mai più come esperto...Finché la moglie Jung-a-Kim li porta fuori dalla stanza e l'intervista prosegue con le urla dei bambini in sottofondo!

Un po' di vita entra sul lavoro e media, social, critiche e chiacchiere si scatenano. 
Addirittura c'è chi polemizza sulla tendenza dei più a considerare la moglie la baby-sitter, per le evidenti origini asiatiche. Insomma si sfocia nelle riflessioni anti-razziali, partendo da una 'gag' surreale e buffa. E c'è chi ne fa la parodia "al femminile", ironizzando sul talento "multi-tasking" delle mamme...E giù polemiche ancora perché non è vero che solo le donne sanno gestire questo genere di imprevisti.

Intanto l'esperto, Prof. Kelly, diventa virale non per ciò che sa né tantomeno per ciò che dice ma per il quadro familiare che lo circonda e prende il sopravvento. La gente ha fame di normalità, di pratica anziché teoria, di storie vere senza ingessatura. 
E allora ben venga uno spiraglio di quotidianità sul lavoro, a sbottonare chi è troppo abbottonato e avvicinare i piccoli ai grandi.
E la famiglia virale è tornata in diretta,  per un'intervista: i bimbi non si sono calmati affatto ma i genitori hanno imparato a sorridere di più!